L’Appeso

La dodicesima carta inizia il secondo ciclo di undici.

Disposte su due file gli Arcani costituiscono undici coppie di carte di cui la seconda è il riflesso della prima, su un livello più ‘denso’.

I contenuti della prima serie, più universali, sono legati a vari gradi ai Mondi superiori di Aziluth, Brija e Yezirah (Archetipi, Idee, Formazione), la seconda serie è legata invece al piano materiale (Olam Assiah), evidenziando contenuti e aspetti anche fortemente negativi e individuali.

Un’altra linea interpretativa vede nelle prime undici carte la descrizione di un percorso iniziatico attivo e nelle seconde undici una via ‘passiva’, mistica all’illuminazione.

figura 1

La figura dell’Appeso, apparentemente inerme, forma con il corpo il simbolo alchemico della Grande Opera (figura 1).

È legato e pende da un’architrave sostenuta da due colonne a formare una Tau ת simbolo del tutto e qui dello stesso Albero della Vita, con la figura umana posta sulla linea del Pilastro dell’Equilibrio con a fianco i due pilastri della Grazia e della Severità.

Come il Bagatto rappresenta l’inizio che contiene in potenza il tutto, qui è rappresentata la Grande Opera realizzata come punto di partenza del percorso mistico, una consapevolezza che cambia la prospettiva delle cose: “Vanità delle vanità, tutto è vanità”.

La dodicesima carta è associata alla lettera Lamed ל (valore numerico 30), al segno della Bilancia e al dodicesimo sentiero che collega Chesed a Tiphareth.

A Lamed è attribuito il contenuto (anche figurato) di pungolo, di sprone, l’insegnamento e l’apprendimento attraverso la disciplina e il sacrificio necessari a progredire.

È legato al misticismo e alla rinuncia della cose materiali per una visione non egoistica e più spirituale, all’apparenza debole (e rovesciata) come può sembrare la figura della carta.

Trasmette contenuti e significati di compimento di un percorso ed inizio di un ciclo di crescita, e di grande potenzialità Il telamone rappresentato nella carta è stato forzato nella posizione con le gambe incrociate a tracciare il simbolo della Grande Opera , ed è il peso che mantiene la trave in equilibrio sulle due colonne Jakin e Boaz, le colonne del Tempio di Salomone.

 

Il Duomo di Modena a cura di Patrizia Curti
Nell’Appeso si riconosce il busto di un telamone rovesciato, con microformelle dell’architrave della Porta della Pescheria e telamoni della medesima porta a fargli da corona. Il motivo della figura umana piegata, cifra dello sile di Wiligelmo,è presente non solo qui e nella porta principale, ma anche nelle lastre del Genesi con le sembianze di angeli reggimandorla ,o come giovane piegato sotto l’immagine dell’Eterno.
In basso nella carta il richiamo ai due telamoni che chiedono aiuto e compassione a chi entra in chiesa per il peso che li opprime, come recita l’iscrizione che li accompagna (cfr.L’Imperatore) In alto si susseguono le le citazioni di quattro formelle dell’architrave. La prima raffigura una Nereide che cavalca un Tritone, tema di derivazione classica a cui non è stata data una precisa interpretazione, se non un richiamo a temi acquatici presenti in altre parti della cattedrale. Nella seconda, tratta dal Roman de Renart “Il funerale della volpe”, questa rivela la sua astuzia fingendo di essere morta, per risvegliarsi e divorare le galline nel momento in cui la stanno per seppellire.
Gli uccelli della terza scena, probabilmente ibis, ai quali nel medioevo è attribuita una valenza negativa,accresciuta dal serpente al centro, rinviano al peccato.
La favola di Fedro del lupo e della gru ,derivata dal repertorio classico, mette in scena il vorace lupo che, avendo inghiottito un osso, inganna l’ingenua gru che glielo estrae senza poi ottenere alcunchè. Evidente la morale della favola, come peraltro quella del Funerale della volpe.